Bilancio giunta Toti: “Un anno dopo, stessi problemi e poche soluzioni.

Un anno dopo, stessi problemi, poche soluzioni. Nonostante l’ottimismo propagandistico di Toti e della sua giunta, nella nostra Regione le liste d’attesa restano infinite e la rete della sanità territoriale è ai minimi termini. Circa 100mila liguri rischiano di rimanere senza medico di base, manca personale e investimenti e il diritto alla salute rischia di essere sempre più un servizio per chi può pagare, mentre gli altri devono aspettare.

Per questo le notizie sul piano Restart Sanità sono solo sulla carta e il confronto con la realtà è impietoso. Sanità territoriale, welfare e servizi alla persona, supporto ai più fragili durante la pandemia, un piano per la salute mentale.

Utilizzando l’occasione delle risorse straordinarie del Recovery plan, oggi Toti certifica il fallimento della sua proposta di privatizzazione della rete ospedaliera su cui ha lavorato cinque anni e che a oggi è sospesa, perché le risorse spingono per una sanità pubblica. La scelta di Toti verso la privatizzazione pare sospesa, quindi, ma non archiviata, perché non esiste un quadro chiaro di quella che è la nuova programmazione della sanità regionale, e quale e quanto sarà il ruolo del pubblico.

Continua poi ad essere surreale la narrazione del recupero del debito regionale come atto virtuoso, perché quei risparmi nel 2020 sono prestazioni non erogate, esami non fatti e personale non assunto durante la pandemia. Elementi che nessuno penso possa considerare una vittoria. Le risorse per le liste di attesa sono quelle che la Regione non è uscita ad usare nel 2020 e che grazie al governo sono state messe a disposizione anche nel 2021.

Un quadro che più che Restart Sanità, si può definire Sanità Anno Zero.

Mentre nel mondo si accelerano le azioni per la sostenibilità ambientale e la transizione ecologica, invece in Liguria se ne parla come di un tema secondario e si rinviano le scelte. Dall’energie rinnovabili, alle misure per lo stop al consumo di nuovo suolo, alla valorizzazione delle competenze che operano nel campo dell’energia e dell’ambiente, all’economia circolare. Non stanno in agenda, visto che manca un piano regionale per la sostenibilità.

E anche sull’emergenza lavoro il quadro non è dei più rosei. La nostra Regione ha grandi crisi industriali aperte, su settori strategici per il nostro Paese: vicende che vengono affrontate senza un’idea comune e senza una politica industriale seria. Come intendiamo affrontare la ripresa? Come favorire la transizione di settori produttivi, che siano più sostenibili, inclusivi e innovativi?

Infine, donne e giovani. I grandi assenti nella narrazione della giunta. Occupazione femminile al di sotto della media nazionale e una emigrazione giovanile tra le più alte del Nord Italia, sono i due dati più preoccupanti, che dovrebbero essere al centro dell’agenda politica della giunta. Formazione, accesso alla casa, al lavoro, reti di servizi per le coppie, welfare a misura delle nuove generazioni. Di questo non se ne parla. E invece ci sarebbe bisogno di un grande scatto in avanti: non solo di una riproposizione di modelli vecchi e di monetizzazione dei servizi – per cui con i voucher si coprono le carenze delle reti di welfare e non solo – ma servirebbe crearne di nuovi.

Occorre cancellare definitivamente la vecchia riforma della sanità Toti-Viale e ripartire dalla sanità pubblica, di prossimità, con una nuova rete più efficiente. Serve un piano per la transizione ecologica nella nostra Regione, che consenta di avere chiari gli obiettivi e le misure per rendere la Liguria laboratorio di sostenibilità. Un patto per il lavoro e per l’ambiente, perché la ripresa e l’occasione del PNRR devono creare lavoro buono e innovazione. E un piano straordinario per i giovani e le donne, un patto di generi e generazioni perché la nostra Regione diventi un luogo dove restare.

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