Ospedali al collasso, a rischio le attività di elezioni: mancano circa 250 posti letto per i malati Covid di media e bassa intensità

Covid, Rossetti (PD): “Ospedali al collasso, a rischio le attività di elezioni: mancano circa 250 posti letto per i malati Covid di media e bassa intensità, Toti li recuperi dalle Rsa disponibili e non ancora utilizzate”

“Ogni volta che diamo consigli per recuperare gli errori compiuti dall’assessore alla sanità part time Toti (presidente, assessore alla sanità e al bilancio, leader che si occupa delle lezioni del Presidente della Repubblica, che alla fine fa male tutte e tre) dai fedeli scudieri della Lista Toti veniamo accusati di essere ‘sciacalli’. Desideriamo invece contribuire ad affrontare al meglio la difficile situazione Covid. Basta leggere i giornali o i social per cogliere la grande confusione e il sentimento di abbandono dei cittadini nei confronti della Sanità ligure. Da tempo segnaliamo cosa non va e cosa invece sarebbe servito per non far collassare il sistema e contenere l’emergenza”, così il consigliere regionale del Partito Democratico Pippo Rossetti che di seguito elenca alcune delle maggiori criticità e le proposte per arginare l’emergenza.

“Bisognava innanzitutto evitare di riempire gli ospedali di malati Covid, come è successo nel 2020 – osserva Rossetti – perché oggi sono pazienti di media e bassa intensità e quindi non hanno bisogno di terapie intensive, e gli ospedali per acuti come Villa Scassi, Galliera e San Martino devono essere messi nelle condizioni di continuare a garantire tutte le attività di elezione. Basta fare un giro negli ospedali come ho fatto io e parlare con gli operatori per capire che oggi mantenere tutti i reparti attivi e occuparsi anche di altre patologie sta di nuovo diventando difficile. Mancano circa 250 posti letto, che propongo siano recuperati nelle Rsa, non tutte quelle disponibili infatti, sono state attivate. Villa Scassi Galliera e San Martino non possono essere trasformati tutti in presidi Covid per pazienti non gravi”.

E sulle vaccinazioni pediatriche aggiunge: “Non aver disegnato l’assetto del futuro servizio di igiene e profilassi delle Asl e quindi non aver attuato le conseguenti azioni per realizzarlo, dare quasi tutto al privato, nel medio periodo ha determinato l’impossibilità di gestire il servizio. I privati non aprono nuovi hub e il caos di questi giorni è davanti agli occhi di tutti: le famiglie sono costrette a spostarsi da un lato all’altro della città in orari spesso inconciliabili con il lavoro per vaccinari i propri figli, per una prenotazione bisogna aspettare anche due mesi e i pediatri di libera scelta sono pochi e mal sostenuti. Ridicolo che Toti dia loro la colpa di questo cortocircuito, i problemi sono a monte: ai pediatri non si può chiedere di dedicarsi solo a vaccinare, come sta facendo Toti, non esiste solo il Covid ma tante patologie e visite di routine che non si possono trascurare, serviva rafforzare per tempo la rete dei servizi Asl che da sempre fanno i vaccini, ma non è stato così, e ora la vaccinazione under12 non decolla e i pediatri sono in difficoltà perché manca il personale”.

In chiusura una riflessione sul tracciamento: “L’ordinanza di Toti che dovrebbe entrare in vigore lunedì 10 permetterà alle farmacie di certificare la positività, e delega la certificazione di fine malattia ai centri Asl, ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai centri diagnostici privati autorizzati da Alisa, lasciando fuori le farmacie. Ma che differenza c’è? Come se per raggiungere i centri Asl o privati non si debba uscire di casa e fare una fila. Bisogna invece potenziare la rete degli hub per il tracciamento e dedicarne alcuni esclusivamente alla chiusura della malattia, per garantire l’uscita dall’isolamento nei tempi previsti e non lasciare le persone isolate in casa a tempo indeterminato”.

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