Piano sociale integrato: Un documento in ritardo di 10 anni, scollegato dal piano sanitario, con molte criticità e poche risorse ai Comuni

Piano Sociale Integrato, Gruppo PD: “Un documento in ritardo di 10 anni, scollegato dal piano sanitario, con molte criticità e poche risorse ai Comuni, in un epoca in cui la destra al Governo taglia sul sociale”

“Il Piano sociale integrato, che dovrebbe programmare le politiche sociali della Regione Liguria arriva a più di dieci anni dall’ultimo piano sociale, risalente al 2015 e alle giunte di centrosinistra. La dimostrazione che in questi dieci anni le politiche di welfare non sono state una priorità della Giunta Toti, né nel primo mandato, né nel secondo. Dopo 10 anni, si è anche persa l’occasione di ripensare i servizi alla persona in maniera integrata, tenendo insieme le risposte sociali e quelle sanitarie. Nelle altre regioni si lavora a una programmazione sanitaria/sociale unica, in Liguria il Piano Sociale viene approvato 100 giorni dopo il Piano socio sanitario, senza che i due documenti si siano mai incontrati. 10 anni e 100 giorni che certificano due fallimenti: il primo è il ritardo della programmazione regionale rispetto al sociale e il secondo è invece l’aver voluto tenere separati due documenti che avrebbero dovuto far parte di un’unica strategia regionale, per rispondere alle mutate e sempre più complesse esigenze dei cittadini, dove bisogni sanitari e sociali sempre più spesso sono legati a doppio filo”, così il capogruppo del partito Democratico e relatore di minoranza per il PD sul Psir, dopo la presentazione in aula del Piano.

“Entrando nel dettaglio – prosegue Garibaldi – quello che emerge da questo Piano è la mancanza di iniziativa e di un’analisi dei reali bisogni: da parte della Regione nessun guizzo di originalità né straordinarie carenze, ma solo un ‘copia-incolla’. I contenuti descritti dal Piano rappresentano in gran parte un’attuazione delle politiche nazionali sulla non autosufficienza; sulle politiche di investimenti sociali e su strumenti già consolidati. Un Piano che si inserisce in un momento storico in cui il governo ha tagliato 1 miliardo e mezzo al reddito di cittadinanza, diventato reddito di inclusione, lasciando gran parte di soggetti in difficoltà senza alcun tipo di tutela; con poche risorse sul tema della disabilità o sulla casa, con il rischio che a dover colmare le lacune a carattere nazionale e regionali e a sostenere gli oneri su povertà, casa e welfare, siano poi i Comuni”.

“Il principale aspetto negativo – elenca il capogruppo PD –  riguarda infatti le risorse: questo Piano chiede di riorganizzare la rete sociale, ma non accompagna minimamente questa organizzazione dei servizi a uno sforzo economico di finanziamento per renderlo effettivo, efficace e omogeneo su tutto il territorio regionale. Nel giro di poco più di un anno i Comuni saranno chiamati a realizzare le strutture per gli Ats; a individuare il personale; a redigere i piani di zona, senza che siano destinate risorse per l’attivazione da parte della Regione. Risorse che invece sarebbero necessarie per l’assunzione del personale, la redazione dei piani di zona e la progettazione. Proprio sul tema delle risorse abbiamo presentato un emendamento per chiedere di costruire un fondo straordinario per l’attuazione dello Psir, che garantisca assunzioni, perequazioni, contributi a supporto dei Comuni. Il Piano, poi, come rilevato dai Comuni, non tiene conto del quadro di profonda emergenza abitativa, da quella degli studenti all’edilizia popolare al caro affitti”.

“Siamo di fronte – conclude Garibaldi –  a un documento che rischia di risultare insufficiente rispetto alle  ambizioni che si pone, perché rischiano di mancare gli strumenti economici, organizzativi e politici per darne piena attuazione, in una fase in cui da un lato la Regione annuncia tagli al bilancio e il Governo taglia sul welfare”.

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