Un ligure su tre aspetta sei mesi per un’esame o visita medica e il 5 % rinuncia a curarsi: i dati della ricerca Quorum per il Gruppo PD

La ricerca di Quorum/Youtrend sullo stato della Sanità in Liguria: “Per 9 liguri su 10 liste d’attesa troppo lunghe e 1 su 3 aspetta sei mesi per un esame: metà dei liguri costretti a rivolgersi al privato”

In Liguria 7 persone su 10 ritengono difficile ottenere una visita medica in tempi ragionevoli e 3 liguri su 4 definiscono i tempi di attesa per una prestazione medica lenti, mentre quasi 9 liguri su 10 si sono trovati almeno una volta a doversi inserire in liste d’attesa che ritenevano troppo lunghe. Per colmare le carenze il 57,4 per cento dei liguri ricorre a strutture private, mentre il 5 per cento rinuncia a curarsi (un dato che riguarda soprattutto le persone disoccupate). E’ il quadro che emerge da una ricerca realizzata da Quorum/Youtrend, all’inizio dell’anno, per il Gruppo regionale del Partito Democratico sullo stato della sanità in Liguria. Lo studio ha interessato 804 cittadini a cui è stato chiesto cosa pensano e qual è la loro esperienza rispetto ai servizi sanitari nella nostra Regione, dai tempi di attesa per una visita o esame alle distanze dal luogo di cura, fino a un giudizio sulla medicina territoriale e la possibilità di istituire lo psicologo di base.

“Per quanto la lentezza sia un concetto soggettivo che varia da persona a persona e da caso a caso – osserva Davide Policastro, responsabile delle ricerche di Quorum/Youtrend – il fatto che un cittadino ligure su tre dichiari di essersi trovato nell’ultimo anno davanti a liste d’attesa superiori ai 6 mesi dà un fondamento oggettivo a questa percezione. Questo problema – prosegue Policastro – viene generalmente risolto dai liguri con il riscorso a strutture private -come ha fatto il 57,4% di loro quando si è trovato di fronte al problema-, mentre solo in seconda battuta viene accettato il posto assegnato -23,2%-”.

Accanto alla lentezza, una parte dei cittadini liguri fa i conti anche con le distanze dai luoghi di cura: il 23,6 per cento degli intervistati si è dovuto curare fuori dalla propria Asl di appartenenza e il 30,5 per cento che non trova appuntamento vicino casa ricorre a una struttura privata. Per il 49,5 per cento le sedi di cura sono ragionevolmente vicine e il 40,5% di coloro che non ritenevano ragionevolmente vicina la sede della prestazione hanno comunque accettato la sede proposta

La medicina territoriale e i medici di base soddisfano il 57,4 per cento degli intervistati che invece sono più critici su assistenza domiciliare agli anziani e Pronto Soccorso, servizi giudicati insufficienti rispettivamente da un terzo e da quasi il 40% di coloro che ne hanno fatto ricorso.

“I due elementi che vengono più spesso individuati come da migliorare sono l’accesso alle visite di controllo -per il 44,1% dei liguri- e l’assistenza domiciliare -39,2%-, mentre per quanto riguarda il sistema ospedaliero il problema principale pare essere la carenza di personale -per il 55,6% dei liguri-. Più in generale, nell’ambito del disegno del prossimo Piano Socio-Sanitario della Regione Liguria, la riduzione delle liste d’attesa dovrebbe essere il primo problema da affrontare -per il 43,6% dei cittadini-, seguito dal potenziamento dei Pronto Soccorso, della rete di medicina territoriale e di medicina per gli anziani”, osserva ancora Policastro.

Piace molto la proposta dello psicologo di base: il 79,5% dei liguri ritiene che l’introduzione di questa figura professionale sarebbe molto importante per migliorare il servizio sanitario ligure.

“La sanità ligure non è in buona salute: i dati della ricerca, così come quelli della nostra campagna di ascolto ‘E tu, come stai?’, raccontano di un accesso agli esami, per tempi e modi, lentissimo e spesso difficile per gran parte dei liguri. Che poi la metà dei cittadini sia costretto a ricorrere al privato è la dimostrazione dell’implosione del sistema di sanità pubblica di cui la giunta Toti è responsabile. Ed è preoccupante il fatto che il 5% dei liguri rinunci a curarsi perché non può permetterselo. Dalla ricerca emerge anche una domanda di maggiore rete territoriale: medici di base e assistenza domiciliare, temi su cui in questi anni non si è intervenuto abbastanza e che dovrebbero essere al centro della sanità di domani; vicina alle persone, pubblica, accessibile. Vogliamo mettere queste priorità al centro della discussione del nuovo piano sociosanitario, con un confronto aperto su un nuovo modello di sanità, diverso da quello che Toti propone e che sta portando a questi risultati”, così il capogruppo del Partito Democratico Articolo Uno Luca Garibaldi.

“Siamo di fronte a un quadro che coinvolge tutta la Regione, comprese le province – aggiungono i consiglieri regionali del Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione, Roberto Arboscello, Enrico Ioculano, Davide Natale, Pippo Rossetti e Armando Sanna – i cui dati approfondiremo territorialmente con incontri e condivisione dei contenuti nelle prossime settimane. I problemi risultano molti gravi sia nel ponente che nell’area genovese e nel levante: un indebolimento della sanità che abbiamo registrato nella nostra attività quotidiana sui territori, dove si registra carenza di medici di base soprattutto nell’entroterra, fughe verso altre regioni per esami e prestazioni, oltre la piaga delle liste d’attesa. Testimonianza di un disfacimento della Sanità pubblica e di uno spostamento verso quella privata che impoverisce il sistema sanitario ligure e colpisce soprattutto quei cittadini che per motivi economici non si possono rivolgere al privato e rimandano cure spesso essenziali”

“Questa ricerca – aggiunge la segretaria del Pd ligure e deputata Valentina Ghio – è un’importante strumento conoscitivo messo in campo dal Gruppo regionale del Partito Democratico, che dà la parola ai liguri e alle liguri ed evidenzia in modo chiaro e verificato, quello di cui abbiamo avuto consapevolezza in questi anni: ovvero il fallimento della gestione della sanità pubblica da parte del governo regionale. In particolare emergono i principali problemi che i cittadini vivono quotidianamente sulla loro pelle e in particolare quando sono più vulnerabili, ossia quando stanno male. La gestione della sanità in epoca Toti, nonostante la grande dedizione di medici, infermieri, OSS e tutto il personale socio sanitario, dimostra il suo essere fallimentare, un fallimento che i Liguri stanno pagando con gli interessi e che le politiche di sotto finanziamento della Sanità pubblica da parte del governo nazionale rendono ancora più evidente. La sanità sarà il primo punto in cui il Partito Democratico, oltre a rendere trasparente le disfunzioni attuali, metterà in campo proposte alternative che rispondano al bisogno di salute di tutti i liguri non soltanto di quelli che possono permetterselo”.

“In Liguria – osserva il senatore del Partito Democratico Lorenzo Basso – siamo di fronte a una sanità in affanno, non più in grado di rispondere alle reali esigenze dei liguri e i dati raccolti da questa ricerca lo confermano. Liste d’attesa sempre più lunghe e la difficoltà ad accedere ai servizi rendono la cura possibile solo per alcuni: chi può permetterselo rivolgendosi al privato, gli altri spesso sono costretti a rinunciare alle visite o a farle troppo tardi. Il governo sta contribuendo a questo dissesto tagliando ulteriormente le risorse alla sanità per la prima volta dall’inizio della pandemia.  Sarà nostra priorità tracciare un programma chiaro che passi da un piano di rafforzamento della sanità pubblica, attraverso nuove risorse, assunzioni e investimenti. Lontano da quanto finora è stato fatto da chi in questi anni sta sottraendo ai cittadini il diritto alla cura”.

“La ricerca conferma quello che da tempo il Partito Democratico ligure denuncia, raccogliendo diverse segnalazioni di cittadini ed operatori sanitari, ovvero un sistema sanitario regionale che progressivamente viene smantellato. Si tratta di conseguenze dovute a scelte ben precise, a partire dal mancato investimento sull’aumento del personale, fino alla rinuncia del potenziamento delle strutture, in una regione che vede tra le altre cose una percentuale di popolazione anziana in crescita. Una scelta ben precisa che determina da parte della giunta Toti uno spostamento graduale verso la sanità privata, per chi può, a scapito di quella pubblica e universale. E che si accompagna ai mancati investimenti, alle risorse sottratte alla sanità pubblica dal Governo Meloni nella legge di bilancio. Un disegno perverso che abbandona decine di migliaia di persone al loro destino”, conclude il deputato del Pd ed ex Ministro del Lavoro Andrea Orlando.

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